La madre lo sculaccia in pubblico, lui si difende così… – ll Giornale

La madre lo sculaccia in pubblico, lui si difende così…

A chi non è mai capitato di provare disagio quando in un ristorante o in coda al alla cassa del cinema, una decina di metri più in là un bimbo urla a squarciagola accanto ad un genitore impotente e rassegnato?

Chi non ha provato pena per la madre, ma soprattutto voglia di insegnare un po’ di educazione a quel bimbo petulante?

Se vi siete mai immedesimati nella figura del genitore rassegnato, capirete quello che ha provato Rachele, giovane madre di ventidue anni del piccolo Filippo di appena tre, quando, in un piccolo paesino in provincia di Ascoli Piceno, mentre, stanca dal turno notturno, attendeva paziente in coda al tabacchino per comprare le figurine preferite al giovane Filippo, si è vista al centro di una sfortunata serie di eventi.

Alla notizia che le figurine del cuore erano infatti terminate il piccolo Filippo ha inscenato una tragedia greca, con pianti e schiamazzi, da far invidia ai migliori attori di teatro.

A nulla sono servite le rassicurazioni della madre, le promesse di ritornare l’indomani ed i flebili pigolii del commerciante; le urla del piccolo Filippo avevano attirato l’attenzione di tutto il quartiere.

E così, sotto lo sguardo sempre più spazientito dei suoi concittadini, di rimprovero quasi, come a sottintendere che il suo lavoro come mamma non stesse procedendo affatto bene, Rachele ha finalmente perso la pazienza assestando due sonore sculacciate nel didietro di Filippo.

Purtroppo per lei però, incuriosito certamente dalle urla, si trovava di passaggio un vigile urbano che, chieste spiegazioni, ha ricevuto la candida ed innocente risposta da Filippo: “Non la conosco, non è mia madre, aiuto!”.

Inutile dire come quello che poteva considerarsi un esemplare atto di educazione domestica, sebbene in pubblico, si sia trasformato nel preludio di un pomeriggio da non dimenticare, trascorso in questura a dare spiegazioni dell’accaduto.

E nel frattempo Filippo? Riceveva beato le sue figurine preferite, acquistate dal tabacchino vicino alla stazione di polizia.

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